FABRIZIO DE ANDRE' VOL.1° LP PRIMA STAMPA 1967 BB LP 39
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Jun 3, 2009 Sold Date
May 27, 2009 Start Date
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Description

                                                                        FABRIZIO DE ANDRE'

                               

TITOLO :     VOL. 1°

 

SECONDO E RARO LP DI FABRIZIO  

ANNO DI STAMPA 1967 CASA DISCOGRAFICA BLUEBELL RECORDS  CAT. BB/LP 39

per collezionisti oggetto raro

COPERTINA : APRIBILE CON INSERTO - VEDI FOTO

 

                 senza prezzo di riserva

 

CONDIZIONI cover  EX

(piccolo alone di etichetta rimossa in alto a sx +piccola macchia in basso a dx cover ant-prima foto)

VINILE CONDIZIONI VG (faccio una descrizione piu' scrupolosa visto l'oggetto di cui trattiamo:

piccolo saltino sul lato "b" alla 1/2/3 canzone-un po' di fruscio considerate che ha 42 anni!!! ma la sonorità non rimane intaccata buon suono )

qui sotto riporto fedelmente il collegamento con Wikipedia (enciclopedia online ) che parla della storia di questo straordinario album..

http://it.wikipedia.org/wiki/Volume_I_(Fabrizio_De_Andr%C3%A9)

Le prime nove tracce dell'album erano nuove, la decima, Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers, è un ri-arrangiamento del singolo del 1963.

SULLA COVER 2 PAG. IN BASSO A DESTRA E' RIPORTATA LA SEGUENTE DICITURA: "E' STATO OMESSO IL TESTO DI CARLO MARTELLO PER MANCATA AUTORIZZAZIONE DELL'EDITORE" - INFATTI QUESTO TESTO NON E' PRESENTE COME GLI ALTRI NOVE....

La canzone "LA CANZONE DI BARBARA" sulla pagina dove sono stampati i testi è riportata con il semplice titolo di "BARBARA"

Questo disco viene pubblicato in mono dalla Bluebell nel maggio 1967 con la copertina marrone, e poi ristampato in versione stereo quattro mesi dopo con una copertina fotografica con il viso di De André a colori in un cerchio.

su questo punto dissento da wikipedia (considerate che il sito sopra menzionato  si basa su conocenze di singoli visitatori che immettono le notizie di cui sono a conoscenza ) in quanto questo  album è la prima versione ,proprio perchè rispecchia a pieno quello che è scritto di questo Lp , ma è  una versione stereo.

Le due edizioni del disco differiscono anche per il testo di Bocca di Rosa: il paese di San Vicario viene modificato in Sant'Ilario nella seconda versione, mentre la strofa:

"Spesso gli sbirri e i carabinieri al proprio dovere vengono meno / ma non quando sono in alta uniforme e l'accompagnarono al primo treno" fu modificata (dietro "cortesi pressioni dell'Arma dei Carabinieri") in "Il cuore tenero non è una dote di cui sian colmi i carabinieri / ma quella volta a prendere il treno l'accompagnarono malvolentieri"

L'edizione del 1970 [modifica]

Non sono però finite qui le traversie del disco: infatti nel 1970 la Produttori Associati, etichetta nata dalle ceneri della Bluebell, ristampa il disco sostituendo Caro amore con La stagione del tuo amore, registrata appositamente qualche mese prima per un 45 giri, con produzione e arrangiamenti di Gian Piero Reverberi.

Si noti che Caro amore (testo di De André e musica dal secondo tempo del Concerto d'Aranjuez di Joaquín Rodrigo), venne tolta dal disco per l'esplicita richiesta del compositore spagnolo, che non approvava il testo inserito da De André sulla sua musica.

Questa versione del disco ha la copertina uguale alla seconda versione Bluebell, con gli spigoli però appuntiti e non arrotondati: per alcune copie, però la Produttori Associati utilizza alcune copertine dell'edizione Bluebell (evidentemente avanzate) coprendo con un adesivo bianco con la nuova sequenza dei brani la sequenza originale.

Vi fu infine un'ultima ristampa a cura della Ricordi nel 1978, con la stessa sequenza della Produttori Associati.

Si delinea in questo album quello che sarà lo stile musicale di De André, un abbinamento di melodie semplici e allo stesso tempo ricercate con la chitarra e un testo poetico con soggetti spesso tratti ai margini della società.

Le canzoni [modifica]

Preghiera in gennaio [modifica]

Anni dopo la sua uscita De Andrè dichiarò di averla scritta al ritorno dal funerale di Luigi Tenco amico cantautore di De André morto suicida nel gennaio 1967. Tratta appunto il tema del suicidio ma anche della pietà poiché la Chiesa non solo condanna il suicidio ma ripudia, illecitamente, il suicida. "Lascia che sia fiorito, Signore, il suo sentiero(...)perché non c'è l'Inferno nel mondo del buon Dio(...)l'Inferno esiste solo per chi ne ha paura!"

Marcia nuziale [modifica]

Traduzione di un brano di Georges Brassens, cantautore contemporaneo a De André La marche nuptiale incisa nel 1956, che diventa qui Marcia nuziale.

A tal proposito, va ricordato che De André considerò sempre Georges Brassens come un maestro e fonte di ispirazione, come testimoniano altre canzoni del cantante genovese ispirate all'artista francese e alla sua opera.

Spiritual [modifica]

Un vero e proprio spiritual che parla di Dio in cui De Andrè canta con voce "negra", tipica degli afroamericani.

Si chiamava Gesù [modifica]

La storia di Gesù raccontata da De André in maniera molto avanguardista e che alla fine considera lui come un essere umano e morì come tutti si muore, come tutti cambiando colore e che non lo considera proprio un eroe non si può dire che sia servito a molto, perché il male dalla terra non fu tolto. Questo è un punto molto controverso, perché d'altronde scrive anche: "non si può dire non sia servito a niente perché prese la terra per mano" e nonostante il punto di vista ateo mostra un gran rispetto ed ammirazione verso Gesù. Lo dice lui stesso pubblicamente in diverse occasioni.

Il coautore della musica di questa canzone era Vittorio Centanaro, ma nel disco fu accreditata solo a De André in quanto Centanaro non era iscritto alla Siae.

La canzone di Barbara [modifica]

Anche questa canzone fu pubblicata su 45 giri all'epoca con un differente mixaggio e alcuni pezzi di chitarra tagliati.

Via del Campo [modifica]

« Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior »

È una delle canzoni più note e apprezzate di De André. Via del Campo era uno dei vicoli più malfamati nella Genova degli anni '60, perché rifugio di prostitute, travestiti e gente povera, ossia quegli "ultimi" ai quali il cantautore genovese ha sempre prestato particolare attenzione nei suoi brani. De André evoca la figura di una prostituta e dell'"illuso" che le rivolge una proposta di matrimonio che non verrà mai accettata:

« Via del Campo ci va un illuso a pregarla di maritare, a vederla salir le scale, fino a quando il balcone è chiuso. »

In questa canzone, ispirata in parte alla figura del travestito genovese Mario Doré, in arte "Morena", De André esprime la sua solidarietà per quei ceti sociali a cui, vessati e derisi dai benpensanti, è preclusa ogni possibilità di riabilitazione.[2]

La musica di Via del Campo è quella della canzone di Enzo Jannacci La mia morosa la va alla fonte, che faceva parte di uno spettacolo teatrale del 1965 e che lo stesso Jannacci incluse nel 1968 nell'album Vengo anch'io. No, tu no, ma che De André riteneva essere una ballata medievale riscoperta da Dario Fo.

Caro amore [modifica]

La canzone utilizza come base musicale, per il testo originale di De André, parte del movimento Adagio del Concerto d'Aranjuez del 1939 di Joaquín Rodrigo.

La stagione del tuo amore [modifica]

La canzone è un'affettuosa serenata ad una signora che si sta affacciando alla terza età. Con una melodia che trasmette una forte sensazione di nostalgia, De Andrè cerca di acquietare le paure che si manifestano con i primi cambiamenti del corpo portati dall'invecchiamento. Il messaggio, ribadito dal ritornello, è che seppure il tempo non ci permetta di vivere per sempre le nostre gioie ed i nostri dolori, questi rimangono comunque con noi, impressi nei ricordi.

Bocca di rosa [modifica]

« C'è chi l'amore lo fa per noia, chi se lo sceglie per professione, Bocca di rosa né l'uno né l'altro, lei lo faceva per passione » (da "Bocca di rosa", "Volume I", 1967)

Bocca di rosa è una delle canzoni più famose di Fabrizio De André, nonché quella che, come ha dichiarato in un'intervista televisiva concessa a Vincenzo Mollica, il cantautore genovese considerava più cara e più vicina al suo modo di essere.

A testimonianza di quanto questa canzone sia entrata nell'immaginario collettivo, si può citare il fatto che l'espressione "bocca di rosa" è entrata nel linguaggio comune, essendo usata - se pur erroneamente - come eufemismo di prostituta; erroneamente in quanto, in realtà, come si afferma nel testo, Bocca di rosa l'amore non lo faceva "per professione", ma "per passione". [3]

La canzone racconta la vicenda di una donna forestiera che con il suo comportamento passionale e libertino sconvolge la quiete del "paesino di Sant'Ilario". Viene presa di mira la mentalità perbenista e bigotta della popolazione, che non tollerandone la condotta riesce alla fine a farla espellere dalle forze dell'ordine. Il testo risulta infatti particolarmente duro e sprezzante nei confronti delle donne cornificate («l'ira funesta delle cagnette a cui aveva sottratto l'osso»), il cui atteggiamento è contrapposto in negativo a quello di Bocca di rosa («metteva l'amore sopra ogni cosa»). Alla forzata partenza di Bocca di rosa assistono commossi tutti gli uomini del borgo, i quali intendono «salutare chi per un poco portò l'amore nel paese». Alla stazione successiva la donna viene accolta in modo trionfale e addirittura voluta dal parroco accanto a sé nella processione.

Il testo di Bocca di rosa ha due varianti, entrambe del 1967, le cui differenze sono:

  1. il paesino di «Sant'Ilario», un sobborgo di Genova effettivamente esistente, venne modificato nell'immaginario «San Vicario».
  2. i versi che in origine recitavano «Spesso gli sbirri e i carabinieri al proprio dovere vengono meno / ma non quando sono in alta uniforme e l'accompagnarono al primo treno» vennero modificati (dietro "cortesi pressioni dell'Arma dei Carabinieri") in «Il cuore tenero non è una dote di cui siano colmi i carabinieri / ma quella volta a prendere il treno l'accompagnarono malvolentieri».

La versione originaria è stata recuperata nella raccolta ufficiale In direzione ostinata e contraria, uscita postuma nel 2005.

Il personaggio di Bocca di rosa viene riproposto con una caratterizzazione diversa in Un destino ridicolo, libro di narrativa scritto a quattro mani da De André e Gennari.

Ispirata secondo alcuni al brano Brave Margot (1952) dello stesso Brassens, fu pubblicata su 45 giri con la versione originale della prima stampa, con Via del campo come retro.

La stazione menzionata nel testo, Genova Sant'Ilario, è attualmente soppressa.

Della canzone sono state eseguite svariate cover da artisti come Peppe Barra, i Mercanti di liquore, Roberto Vecchioni, Ornella Vanoni, Anna Oxa, L'Aura e Mario Incudine.

Alla canzone è dedicato un intero saggio di Andrea Podestà, edito da Zona nel 2009: Bocca di rosa. Scese dal treno a Sant'Ilario. E fu la rivoluzione, ISBN 978 88 95514 83 3

La morte [modifica]

Altra traduzione di un brano di Brassens Le verger du roi Luis, che nella prima edizione del disco fu accreditata (forse per dimenticanza) al solo De André.

Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers [modifica]

Per approfondire, vedi la voce Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers.

Nuovo arrangiamento del brano pubblicato dalla Karim nel 1963, scritto con Paolo Villaggio.

Tracce [modifica]

  1. Preghiera in gennaio (Fabrizio De André) - 3:28
  2. Marcia nuziale [La marche nuptiale] (Fabrizio De André/Georges Brassens) - 3:10
  3. Spiritual (Fabrizio De André) - 2:34
  4. Si chiamava Gesù (Fabrizio De André) - 3:09
  5. La canzone di Barbara (Fabrizio De André) - 2:17
  6. Via del Campo (Fabrizio De André/Enzo Jannacci) - 2:31
  7. Caro amore (Fabrizio De André/Joaquín Rodrigo) - 3:57 (sostituito da La stagione del tuo amore (1970, Fabrizio De André) - 2:58)
  8. Bocca di rosa (Fabrizio De André) - 3:05
  9. La morte [Le verger du roi Louis] (Fabrizio De André/Georges Brassens) - 2:22
  10. Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers (Fabrizio De André/Paolo Villaggio) - 5:21

 




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