Gino Paoli - I Semafori Rossi Non Sono Dio (1974)
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Feb 11, 2013 Sold Date
Feb 6, 2013 Start Date
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Gino Paoli - I Semafori Rossi Non Sono Dio (1974)


Quarto album degli anni settanta per Gino Paoli (il suo periodo più sfortunato ma forse migliore). Oggi è la volta de I SEMAFORI ROSSI NON SONO DIO.
A parlarne, come negli altri apprezzatissimi appuntamenti - Orlando di HPI.

Autunno 1974. Nelle sale cinematografiche arriva Life Size - Grandezza naturale, un film che fa scalpore. Il protagonista maschile è Michel Piccoli, la protagonista femminile è una bambola di gomma, a grandezza naturale appunto, con cui Piccoli instaura un rapporto dapprima di diffidenza, poi via via d'innamoramento e infine di possessiva gelosia, come se fosse una donna vera. Il film è un apologo grottesco su un caso di emarginazione e di solitudine. Nel genere delle pellicole di Marco Ferreri, risulta alla lunga noioso e forse volutamente girato male, con uno stile impersonale e sciatto. Non ha grande successo, ma genera una grande quantità di pagine stampate, se non altro per le polemiche destate dalle femministe, che invece ravvisano nel film l'ennesima metafora della donna oggetto, dell'egoismo del maschio...

Negli stessi mesi arriva nei negozi di dischi il nuovo album di Gino Paoli. Dopo tre copertine non fotografiche, finalmente un'immagine. Una donna con un berretto e un abito un po' démodé, ferma ad un incrocio davanti a un semaforo rosso. A guardarla bene, non è una donna: è un manichino. E uno dei brani del 33 giri riprende, per una strana coincidenza, proprio il tema del film. Il protagonista s'innamora di un manichino, si sente ossessionato dal suo sguardo fino a che spacca la vetrina e se lo porta a casa pronto a vivere un'immaginaria storia d'amore.

Il manichino è un garbato valzer alla francese che ancora oggi Paoli esegue nei suoi spettacoli dal vivo e, pur ricordato da pochi, viene seguito con interesse, apprezzato e applaudito dal pubblico. Dai tempi di Senza fine e di Che cosa c'è, il valzer è una dimensione congeniale a Gino Paoli ma, più che ad avvitare la melodia su sé stessa per dare enfasi alle proprie riflessioni, in questo caso il tempo in 3/4 serve a dare alla storia un senso di sospensione in un'atmosfera onirica, trasognata, e a non rischiare di farla cadere nel grottesco, come invece capita al film di cui si parlava.

Il manichino esce anche su 45 giri e, forse proprio sfruttando la curiosità suscitata dal film, diventa il brano trainante di I semafori rossi non sono Dio, questo il titolo dell'album. Tutti i dieci brani che lo compongono sono firmati da un unico autore, quel Joan Manuel Serrat che avevamo già trovato nei credits di due brani del long playing precedente, e che Paoli traduce questa volta non con l'aiuto di Paolo Limiti, ma di Lorenzo Raggi, cercando di ricreare lo spirito dei vari brani anche se il testo italiano non rispetta letteralmente quello originale.

La copertina del disco è apribile e, all'interno, ci sono i testi dattilografati di tutte le canzoni, con delle correzioni fatte con la penna rossa. Sembra che sia stata riprodotta la copia su cui il cantautore ha lavorato, ma è molto verosimile che il tutto sia stato architettato a posteriori per rendere l'idea del lavoro creativo dell'artista.

Gli arrangiamenti sono ancora una volta di Pirazzoli, che anche qui fa un ottimo lavoro.
Il pezzo forte dell'album è Mediterraneo, uno dei brani di maggior successo di Serrat, nel cui significato Gino riesce a calarsi senza sforzo. In fondo, molte sono le analogie fra Genova e Barcellona, e anche Paoli può sostenere, senza timore di sbagliare, di essere "figlio del Mediterraneo".

Un altro brano notevole, molto trasmesso dalla radio all'epoca, è Nonostante tutto, con un refrain orecchiabile e di ampio respiro. Così come gradevoli sono La libertà, La sbandata, La donna che amo.

Più difficili da seguire sono invece Un'altra estate, I miei dieci anni e Ma andate a..., che necessitano di più ascolti per essere assimilate. Benché nessuna delle dieci canzoni parli d'amore, almeno nel senso convenzionale del termine, solo l'ultimo brano del disco è una vera e propria canzone "di protesta" (come venivano chiamate allora) e proprio da questo brano è stato tratto il verso che dà il titolo all'intero album.

Il 33 giri è uno dei pochi del Paoli anni '70 ad essere stato ripubblicato su CD, sia pure con il titolo cambiato (in un più banale Gino Paoli canta Serrat), sta di fatto che è andato esaurito anche in questo formato e mai più ristampato, pertanto il Vampiro è contento di potervelo riproporre come una ghiotta novità.

Alla prossima domenica.
Orlando

I SEMAFORI ROSSI NON SONO DIO (1974)
01 La Donna Che Amo (Paoli-Raggi-Serrat)
02 Il Manichino (Paoli-Raggi-Serrat)
03 Un'Altra Estate (Paoli-Raggi-Serrat)
04 La libertà (Paoli-Raggi-Serrat)
05 Nonostante Tutto (Paoli-Raggi-Serrat)
06 I Miei Dieci Anni (Paoli-Raggi-Serrat)
07 Mediterraneo (Paoli-Raggi-Serrat)
08 La Sbandata (Paoli-Raggi-Serrat)
09 Chopin (Paoli-Raggi-Serrat)
10 Ma Andate A.. (Paoli-Raggi-Serrat)


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