Osage Tribe ARROW HEAD LP first reissue Amber Soundroom Germany 2004 Battiato
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Description
OSAGE TRIBE “ARROW HEAD”
LP pubblicato in Germania nel 2004
Prima ristampa del disco Bla Bla del 1972
Etichetta: AMBER SOUNDROOM
Numero di catalogo: AS LP 029
Condizioni del disco: NUOVO, MINT, MAI ASCOLTATO (UNPLAYED)
Condizioni della copertina apribile ad album: NUOVA, MINT
(fold open cover)
Track list:
LATO A:
Hajenhanhowa
Arrow Head
Cerchio Di Luce
LATO B:
Soffici Bianchi Veli
Orizzonti Senza Fine
Credits
Bass, Vocals– Bob Callero
Drums, Vocals– Nunzio "Cucciolo" Fava
Guitar, Keyboards, Harmonica, Vocals– Marco Zoccheddu
Formato nel 1971 da Franco Battiato, il trio genovese degli "Osage Tribe" (dal nome di una tribù pellerossa) ebbe una vita brevissima ma piuttosto intensa e ricca di soddisfazioni.
Praticamente neonati, vennero introdotti dallo stesso Battiato alla discografica Bla Bla e riuscirono a piazzare il loro primo 45 giri "Un falco nel cielo" in Rai quale sigla della trasmissione televisiva "Chissà chi lo sa?".
Reduci dal successo ottenuto, ne stamparono anche una versione in inglese col titolo di "Prehistoric Sound".
Pur essendo il singolo d'esordio piuttosto commerciale e di marcato stampo freak, il gruppo entrò a pieno diritto nell'area progressive facendosi notare con una nutrita serie di concerti dal vivo.
In quell'ambito, non solo fecero emergere le loro autorevoli abilità tecniche, ma proposero un particolare sound estremamente duro e innovativo, che avrebbero trasferito l'anno successivo sul loro primo lavoro a 33 giri: "Arrow Head", ritenuto dal critico e collezionista Paolo Barotto "una pietra miliare del pop italiano".
In effetti Barotto non ha tutti i torti e anche se il disco parte in sordina con una canzone ("Hajehanhowa", scritta in collaborazione con Battiato) che sembra ricalcare le atmosfere di "Un falco nel cielo".
Tuttavia, già in quei primi nove minuti si possono ravvisare delle particolari novità inedite per l'Italia, quali un piccolo "rap" tribale inserito a mò di esorcismo all'interno del brano.
A questo punto l'ascoltatore attento ha già drizzato le orecchie.
Di fatto, i successivi 5 minuti di "Arrow Head" sono da far impallidire il Rovescio della Medaglia e la PFM messi insieme… e non è uno scherzo.
Accadde realmente che al concerto del gruppo al Teatro Massimo di Milano, diversi componenti della Premiata rimasero ammutoliti dalla potenza del terzetto.
La title-track dell'album è effettivamente un rock vulcanico senza sosta in cui i tre strumenti (chitarra basso e batteria)sembrano fondersi in un solo kernel potente e aggressivo, supportato da rari ma incisivi interventi di voce precisa e asciutta.
Raramente in Italia si era sentito un dinamismo del genere, coadiuvato da tanto stile.
E le sorprese non sono finite.
La terza traccia, l'articolatissima "Cerchio di luce" vede comparire, quasi come impiantati in un strampalata forma canzone, dei poderosi innesti jazz che fugano ogni dubbio sull'abilità del trio Genovese.
I passaggi del bassista Bob Callero si alternano tra swing, rock e assoli mozzafiato, la batteria di Nunzio "Cucciolo" Fava viaggia incessantemente tra accompagnamento e contrappunto melodico. Marco Zoccheddu, autore di tutte le canzoni, si destreggia qui con nonchalance tra piano e chitarra, dimostrando le sue eccellenti doti di polistrumentista.
Il tono del disco non cala minimamente in "Soffici bianchi veli" che parte in quarta a mò di Rock sincopato tra atmosfere Zeppeliniane e un bel po’ di Grand Funk Railroad, senza però mai perdere di vista quel gusto di trasgressione mediterranea che era tipico del miglior pop Italiano.
Chiude l'album l'eccellente "Orizzonti senza fine" in cui le citazioni Hendrixiane si innestano congrande gusto in una struttura articolata e mista che rende il brano molto difficile da ascoltare, ma assolutamente personale.
Caso a sé del panorama Italiano, gli Osage Tribe si riformarono per breve tempo dopo un primo scioglimento dovuto all'insuccesso commerciale dell'album.
Posta fine all'esperienza di gruppo, tutti i musicisti del trio furono giustamente convocati dalle più importanti formazioni Pop dell'epoca dove ebbero modo di pepetrare le loro qualità professionali: Nunzio Fava nei Trip e nei Dik Dik, Callero e Zoccheddu nel Duello Madre e infine il solo Callero nel Volo.
Pur nella sua scarsa conflittualità, "Arrow Head" è sicuramente uno dei migliori album del 1972.
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