PINK FLOYD A saucerful of secrets
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Description
PINK FLOYD A SAUCERFUL OF SECRETS
EMI COLUMBIA - SCX 6258 - 1967
Pink Floyd second L.P. - English First Press
record: near mint
sleeve: near mint
disco difficile da trovare nella edizione e nelle condizioni indicate, e comunque a prezzi da amatore
Scaruffi: storia della musica
Syd Barrett si ritira nella primavera del 1968 e il suo posto viene preso da David Gilmour, che e` pertanto prevalente sul secondo album, A Saucerful Of Secrets (Tower, 1968). Sul momento la musica risente poco del cambiamento; scompaiono soltanto le trovate piu` surreali, ma l'evoluzione "cosmica" procede. In realta` la musica cosmica ha bisogno di essere alimentata da fuoco umano, e senza Barrett si salva soltanto con un'assidua sperimentazione. Cosi` facendo, pero`, acquista una freddezza che prima non aveva.
Il disco e` intitolato alla lunga suite della seconda facciata, uno dei massimi capolavori del rock psichedelico: A Saucerful Of Secrets. La struttura ricalca quella dell'opera d'esordio: le delizie melodiche hanno pero` perso il tipico dadaismo barrettiano, si avverte una maggiore monotonia nell'esecuzione, dovuta a mancanza di fantasia negli arrangiamenti e a un'eccessiva pulizia chitarristica. Waters, che ha preso il comando, e Gilmour, che lo asseconda, sono amanti della musica soffice, raffinata e distensiva. Cosi` le parti vocali sono diventate piu` dolci e le tastiere si assuefanno a un decoro piu` borghese. Lo stile alla chitarra di Gilmour e` lento e rarefatto, sa di sogno piu` che di incubo, sembra voler rallentare e fermare il tempo, scendere nella coscienza, aprire vortici paradisiaci. Non ha nulla del travagliato titanismo di Barrett.
Set The Controls For The Heart Of The Sun, celebrato hit della musica cosmica, e` in realta` un pallido rifacimento in chiave orientale-onirica degli incubi astronautici di Barrett; la suggestione e` comunque notevole, perche' il suono si insinua dolcissimo, sospinto da una percussione frenetica e assordante, da una litania monotona bisbigliata sotto le note ossessive del basso.
Se Let There Be More Light e` un raga-rock che ricalca le progessioni della canzone psichedelica (tribalismo cosmico, melodia solenne, caos dissonante), se il vaudeville ubriaco e bandistico di Corporal Clegg (la gag piu` comica), e il Jugband Blues, l'ultima boccaccia di Barrett, poco in sintonia con la seriosita` degli altri brani (ma quanto piu` penetrante e comunicativa quella voce, quanto piu` calibrati i fiati paesani, i cori montanari, le intermittenze chitarristiche, le dissolvenze, la malinconica coda in sordina!) risentono ancora del buffo surrealismo barrettiano, See Saw, con sezione d'archi, e Remember A Day, in versioni piu` soffici e orecchiabili, annunciano una musica d'atmosfera tutta giocata sui timbri e sui colori.
La title-track dura quasi dodici minuti ed e` un tentativo piu` consistente di sconfinare nell'avanguardia. Il trip allucinogeno si sublima in una religiosita` totale, imponente e spaventosa, che fonde liturgie cristiane e orientali in un unico anelito cosmico. I grappoli pianistici di note, i rumori che sferragliano in sottofondo, le voci elettroniche che riempiono gli spazi vuoti, le fitte organistiche, la batteria apocalittica e il timbro lancinante della chitarra, i giochi dissonanti, le grandinate armoniche casuali; sono quanto di piu` ardito la psichedelia abbia mai tentato. Il movimento ascensionale stabilisce un ordine rigoroso, e tonale, del disordine spontaneo ostentato dai singoli strumenti. L'organo da cattedrale a piena tastiera e il coro gregoriano che chiudono in crescendo su toni lugubri e celestiali questo concerto in tre movimenti (il primo rumoristico, il secondo percussivo, il terzo tastieristico-corale) sigillano l'intervento piu` magistrale del rock in area di contemporanea. Il coro finale si spalanca su abissi immani, seducenti e terribili.
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